Francesco Villa, in arte Franz (insieme ad Alessandro Besentini forma la coppia comica “Ale e Franz”). Nel 2007 sono protagonisti del loro primo programma da protagonisti, Buona la prima!, su Italia 1, dove recitano a soggetto, su suggerimenti estemporanei dei vari ospiti.Per il cinema, hanno lavorato in numerosi film: La grande prugna, Tutti gli uomini del deficiente, Il peggior Natale della mia vita e sono stati protagonisti dei film La terza stella e Mi fido di te.Ale e Franz hanno inoltre doppiato rispettivamente Alex il leone e Marty la zebra nella serie di film Madagascar.Due coppie di comici d’eccezione. Quattro personaggi che sembrano usciti da un cartone animato.

“There was no life in the man. His face and feet and arms were completely black with death and I sat next to his body and I prayed, ‘Lord, Father; how am I going to pray for this man? He’s dead. What can I do?’ All of a sudden, these words came out of my mouth, ‘Father, God, I cry out for the soul of this man if he does not know You as his Lord and Savior, please raise him from the dead right now in Jesus name..

Per arrivare a Rei Kawakubo, bisogna prima parlare con Adrian Joffe. Nel backstage, dopo una sfilata Comme des Garons, Kawakubo emette una succinta sentenza in giapponese e Joffe, al suo fianco, la traduce in inglese, la amplia e d’improvviso le cose diventano chiare per la folla di giornalisti, ansiosi di carpire un po’ di saggezza da una delle menti creative più eccentriche della moda. Il viaggio di Joffe in Comme des Garons è casualmente coinciso con l’ascesa internazionale della visione antiestablishment di Kawakubo.

Tito e gli alieni è in fondo (e soprattutto) questo, la bellezza semplice di una nuova partenza. Dopo l’esercizio della memoria può lasciare andare la compagna, persistenza olografica e precipitato struggente di tutto quello che ha contato per lui, che adesso è parte di lui e porta con lui in un mondo fatto di polvere ma sempre ricco di luce. Film personale che volge l’alieno in proprio, Tito e gli alieni trasfigura la traiettoria esistenziale dell’autrice, prescindendo le derive intimistiche, svelando la sua solitaria ricerca e riconnettendola alle narrazioni e alle memorie collettive.

I remember these moments because they happened. Not because I enjoyed them, or because I want to re live them. I remember the way the teargas made my face sting I remember the time that officer shot pepper spray into my left eye as I was leaving a protest because these things happened.