Per Depardieu è un successo: vince il Cesar come migliore attore nel 1981 e viene unanimemente elogiato sia dalla critica che dal pubblico. Versatile, ironico, divertente: ha un viso che non si dimentica, squadrato e importante, con un naso pronunciato e due occhi scuri e vivaci. Alain Resnais lo dirige nuovamente in Mon oncle d’Amerique ma sarà ancora Truffaut il regista capace di trarre il meglio da Depardieu con La signora della porta accanto.

Potrebbe anche essere interessante lo spaccato sociale classista e sessista sull’Italia contadina degli anni ’20, che, mi dispiace per qualcuno, ha poco a che vedere col fascismo: un film di redneck negli Stati Uniti meridionali, dove il fascismo non è mai arrivato, avrebbe tirato fuori uno spaccato identico. Qui i redneck invece sono italiani, rozzi e ignoranti, e tra questi spicca la figura di Carlino Vigetti, un ragazzo analfabeta e dalle dubbie capacità intellettive, che diventa il giuramento di fedeltà di una famiglia povera sotto il vassallaggio di un’altra ricca e potente. Il sedicente patriarca di quest’ultima decide di offrire questo omaggio umano a una delle sue intoccabili figlie in cambio di una Guzzi al rozzo Carlino, ma il matrimonio combinato non andrà buon fine, soprattutto dopo l’entrata in scena di Francesca, la figlia adottiva del sor padrone.

La storia di un ragazzo italo irlandese che vorrebbe diventare un gangster. Ray Liotta, Robert De Niro e Joe Pesci rappresentano e mettono in luce ottimamente i riti e i rapporti fra Famiglia e famiglia, riuscendo a far stringere nella mani di Scorsese il Leone d’Oro per la regia, nonché la nomination dell’Academy nella stessa categoria e in quella della sceneggiatura.Un omaggio a ViscontiDopo aver diretto il remake del film omonimo di Jack Lee Thompson, Capefear Il promontorio della paura (1991), allacciando fra l’altro una relazione con la giovanissima attrice Illeana Douglas, si spinge in un omaggio a Luchino Visconti ne L’età dell’innocenza (1993), storia e critica dei freddi e crudeli rituali della buona società newyorkese dell’Ottocento, grazie al quale fa incetta di premi come i BAFTA (per miglior regia, film e sceneggiatura) e l’ormai immancabile candidatura agli Oscar. Passa alla vita del 14 Dalai Lama in Kundun (1997), diventa presidente della Giuria del Festival di Cannes nel 1998, protegge, aiuta e ammira registi esordienti come Wes Anderson, si sposa ancora una volta (con Helen Morris, dalla quale avrà Francesca, altra figlia), viene insignito del César onorario e del David Speciale, firma il flop Al di là della vita (2000) e i documentari Il mio viaggio in Italia (2000) e Dal Mali al Mississipi (2002)..